--- Il tracciato umano e artistico di Nevia Rasa, in un intenso sovrapporsi di vicende, ansie, dolori o più serene, riflessive pause, non si allontana, pur attraverso l’imporsi, l’avvicendarsi di ricerche, da una dominata, innata “interiorità”.
Nelle rapide o più vigilare tappe di un percorso
insidiato, anche recentemente, da sconvolgenti realtà, Nevia, mantiene intatte, attraverso i valori di una propria intima simbologia, emozioni, speranze, e nell’ambito della propria “pittura”, sonorità di luci, contrati, accordi del colore. Superati gli impatti con un’accessibile “figuratività” c’era da pensare che i primi incontri dell’adolescenza, nell’albergo della famiglia a Falcade, abitualmente frequentato da Tono Zancanaro, Augusto Murer, Altedo Guizzaro e altri artisti tra qui Guttuso, Carraro, portassero, Nevia Rasa, a seguire le voci dell’allora imperante, esistenziale “realismo”.
Oltrepassata la fase non soltanto formativa di una puntuale, pungente ritrattistica, L’artista non si è lasciata avvolgere da espressività, da impulsi drammatici che non le erano propri.
L’introdursi, invece, per Lei, di più metafisiche sembianze, l’indagare convinto fra nuovo accentuazioni dell’, occulto, il seguire, con materici impasti, visioni d’accento surreale, lo studiare geometrie compositive, svolgere con proprietà di tecnica e successo, pronto linguaggio, tematiche d’aspetto “neocubista”. Un rapido incedere di moduli e stagioni, dove, forme figurali divenivano ricordi, per lasciar posto, poi, a strutture fuggenti, fantasiose, a inquiete cromatiche teorie, ben definite in un saggio critico di Aureliano Casali, come “percettivi stimoli mentali”
Ed ancora, per Nevia, l’ininterrotto svolgersi di eventi, la non semplice soluzione di lasciare i suoi monti per trovare queste, per trovare quiete, per ripercorrere affetti ed emozioni nella nuova casa-studio di Rovigo. Anche una luce che, dall’ambiente lagunare, sembra protrarsi, lambire la terra polesana, e, così accogliere voli, nuclei incandescenti, espandersi in liberi nuclei incandescenti, espandersi in liberi tumulti immaginari.
Oltre di una nuova stagione di vita, di lavoro, che la pittrice, ora ripropone nell’apuntamento estivo della sua Falcade. Un intero “ciclo” pittorico che, dalle forme, dai moti d’impronta surreale, si porta nel clima di una personale, allusiva, vitale poetica.
Nuclei luminosi, ruotanti in un cosmo vibrante di grumi materici bianche e azzurri, simboliche impronte di rose che, in liberi spazi di ocre, teneri verdi, trasparenti diaframmi, indcidono auspicanti emblematiche presenze di amore e vita.
Luciano Bertacchini
Professore esperto d’Arte (Bologna)